Daniel Knorr, "The way politics influences art and vice versa"
project room: Carlo Zanni, " When The Class Is Boring I Go To The Bathroom "
28 maggio - 28 giugno 2008
opening: 27 maggio 2008 h. 18.30, fondazione march
La fondazione march inaugura la mostra personale di Daniel Knorr, a cura di Raluca Voinea.
La mostra è corredata da un e-catalogue in due lingue (italiano e inglese), con testo critico di Raluca Voinea.
fondazione march presenta inoltre una project room di Carlo Zanni.
In occasione della pubblicazione del catalogo che racchiuderà tutte le project room di fondazione march (previsto per l’autunno), l’artista dialogherà con Sara Tucker della Dia Art Foundation, New York.
Entrambi gli artisti esporranno in prima assoluta in Italia.
La mostra si avvale inoltre del sostegno della Provincia di Padova - Assessorato alla Cultura, e della collaborazione dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.
Si avvale del patrocinio dell’ambasciata di Romania, della Regione del Veneto, della Provincia di Padova, del Comune di Padova e del Goethe-Institut Mailand.
La mostra sottolinea l’interesse della Fondazione, in virtù della propria collocazione geografica, di posizionarsi sull’area dell’est europeo, registrandone le ultime tendenze creative.
• Daniel Knorr, The way politics influences art and vice versa
Durante la sua visita alla fondazione march, l'artista ha scoperto che la parete che divideva l'ufficio dallo spazio espositivo era stata prestata dall'ufficio per le elezioni locali. e che in occasione delle elezioni del 13-14 aprile era necessario toglierla perchè doveva servire come delimitatore negli spazi deputati alla votazione.
Daniel Knorr ha deciso di seguire il percorso della parete, dallo spazio espositivo in Fondazione, ai locali per la votazione, sino al ritorno ancora una volta in Fondazione. Per tale motivo ha realizzato uno storyboard ed ha incaricato un cameraman professionista, Karma Gava, di filmare i passaggi del percorso seguendo i suoi disegni. L'ultima ripresa avverrà durante l'opening, documentando sia il nuovo posizionamento della parete che i visitatori.
L'artista guarda a questo processo attraverso la visione oggettiva del cameraman o del sistema stesso, e include in esso anche il momento finale, quando la parete sarà assimilata come opera d'arte durante l'inaugurazione. Inoltre, il cameraman e le sue riprese, lo staff della fondazione e il pubblico stesso divengono parte dell'opera - senza comunque essere ridotti al ruolo di oggetti da palcoscenico.
Daniel Knorr (Bucarest, 1968) vive e lavora a Berlino. Ha esposto al Padiglione Rumeno della Biennale di Venezia del 2005, e sta attualmente espoendo alla V Biennale di Berlino. Esporrà a Manifesta 7 a Rovereto, U-Turn Quadriennale a Copenhagen, Vera List Art Center a NY, Centre Georges Pompidou a Parigi e presenterà delle personali al Fei CAC a Shanghai e al Borges Libraria ICA a Guangzhou, Cina.


• Carlo Zanni, When The Class Is Boring I Go To The Bathroom
La ricerca di Carlo Zanni si orienta verso ciò che lui chiama DATA CINEMA: un nuovo modo di approccio alla forma narrativa e alla produzione filmica, che si basa sull’uso dei dati di feedback raccolti da Internet, per dare vita a esperienze di coscienza sociale basate sul passare del tempo.
L’artista, per la project room alla fondazione march, presenta una nuova installazione che ospita il suo ultimo progetto di DATA Cinema "My Temporary Visiting Position From The Sunset Terrace Bar".
L'installazione, che si offre come un sistema di visione temporanea, si riferisce al classico uso dei bagni di scuola come luogo di fuga da una realtà imposta e alienante. In questo senso l'uso improprio della parola "Bathroom" trasla il senso ad un'età adulta dove il bagno di casa forse si presta a ultimo rifugio da una società improntata sul controllo e in perenne stato "always on".
In questo senso l'installazione è volutamente non coerente con il film esposto che ha altra origine e pensiero.
Nel video "My Temporary Visiting Position From the Sunset Terrace Bar" una voce narrante recita una poesia di Ghada Samman e sulle note dei Gotan Project introduce ad un semplice paesaggio ripreso da una camera a mano. Mentre il profilo di case fa parte di un filmato pre registrato nella città di Ahlen in Germania (dove ha sede il museo che ha commissionato l'opera) il cielo è ripreso in tempo reale da una webcam che cattura quello di Napoli al tramonto. Questo film che tocca temi quali l'esilio, la migrazione e il controllo dei confini, si autogenera quotidianamente e può essere visitato online all'indirizzo: http://www.fromthesunsetterrace.com/
Bio
Carlo Zanni (La Spezia, 1975) è un artista italiano che vive tra Milano e New York. Negli ultimi anni ha esposto in gallerie e musei internazionali come il MAXXI di Roma (2007, 2006); il New Museum di New York (2005); Gavin Brown's Enterprise a Passerby, New York (2005); al P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2001). L’ICA - Institute of Contemporary Art in London ha tenuto la sua prima retrospettiva in ottobre 2005 e ha pubblicato il libro "Vitalogy".


Yael Bartana. In the army I was an outstanding soldier
Project room: Jordan Wolfson
31 ottobre 2007 - 21gennaio 2008
Opening 30 ottobre ore 18.30 alla Fondazione March
via armistizio 49
35122 padova – italia
tel. 0039.049. 8808331
fax. 0039.049. 8670921
Sedi della mostra
Fondazione March
mart-ven, 10-14 e 16-20; sab 16-20
Porto Astra, sala Fronte del Porto
via Santa Maria Assunta 20, Padova
6 novembre, ore 21
8 gennaio, ore 21
• La fondazione october presenta in ottobre 2007 una mostra personale della videoartista Yael Bartana, in primis assoluta in Italia.
La mostra ha il patrocinio del Comune, della Provincia, della Regione Veneto e dell’ambasciata Israeliana ed è curata da Gabi Scardi.
Nata e cresciuta in Israele, Bartana studia a New York, poi si trasferisce ad Amsterdam dove risiede per alcuni anni. Oggi vive e lavora tra Tel Aviv e Amsterdam. Ha esposto tra l’altro a Documenta 12, 2007; alla Biennale di Istanbul, alla Bienal de São Paulo, a Manifesta 4, a New York al P.S.1 e in molti altri spazi internazionali. Galleria di riferimento: Annet Gelink di Amsterdam.
Le opere di Yael Bartana prendono avvio con la puntuale registrazione di situazioni pubbliche o semi-pubbliche: l'artista videodocumenta eventi, cerimonie, attività di gruppo come raduni sportivi, ma anche azioni militari: situazioni per lo più reali; in qualche caso verosimiglianti messe in scena. Il suo interesse tende infatti ad appuntarsi su momenti di aggregazione, sui rituali più ordinari e quotidiani o su quelli eccezionali legati a ricorrenze, celebrazioni e momenti di festa, e ha origine nella constatazione che ogni gruppo, ogni società tende a convogliare i comportamenti individuali e a trasformarli in esperienze collettive tese alla formazione di un’identità culturale e nazionale.
Le contraddizioni della società attuale, la tendenza al mascheramento, i meccanismi di appartenenza e di esclusione, e in particolare una quotidianità fatta di tensioni e violenze talvolta esplicite ed esplosive, talaltra latenti, emergono così nelle sue opere nel nome di uno sguardo da antropologa, capace di combinare partecipazione e distanza critica.
Il processo di postproduzione rappresenta per Bartana una sorta di filtro: l'artista opera infatti un annullamento di ogni aspetto aneddotico e tende a dilatare ritmi e gesti; nel modo di concatenare le immagini e nel sempre curatissimo accompagnamento sonoro i rituali e le situazioni collettive documentati subiscono un’alterazione trasformandosi in stranianti performance dal carattere di volta in volta enigmatico, ironico, addirittura caustico, comunque capaci di suscitare un senso d’interrogazione e di toccare i nervi scoperti della contemporaneità.
La mostra, accuratamente concepita insieme all’artista, prevede la presentazione di diverse opere presso la sede della fondazione march e in altri luoghi della città.
Tra i video presentati:
Summer Camp, 2007
L’opera, presentata nell’ambito dell’ultima Documenta, è nata dalla ripresa di un Campo Estivo dell’ICAHD, organizzazione di volontari israeliani, palestinesi e di altre nazionalità che si dedicano alla ricostruzione a scopo dimostrativo di case palestinesi abbattute per ordine del governo israeliano. Mentre le immagini hanno un sobrio carattere documentario, il sonoro ha un carattere filmico ed esprime un energico ed ottimistico crescendo; l’incongruità tra queste due componenti del video genera l’effetto di un ironico paradosso. Lo sguardo ironico di Bartana costituisce in sé una presa di distanza dalla storiografia ufficiale e da ogni retorica.
Wild Seeds, 2005
sullo sfondo di un paesaggio semidesertico Bartana riprende un groviglio inestricabile di corpi avvinghiati in una lotta che è gioco e violenza, attrazione e tensione. Si tratta di una sorta di azione rituale, un gioco inventato da alcuni ragazzi israeliani, chiamato "Evacuazione della colonia di Gilad", ma l’azione risultò poi aver anticipato di poco i momenti più cruenti della lotta che contrappose i residenti di alcune colonie della strisca di Gaza e i soldati israeliani incaricati di far evacuare l’area. il tragico rapporto tra popoli simili ma diversi, comunque vicini per origine e per destino diventa una grande, drammatica metaforta universale. Questa lotta tra amici, che assume confini sfumati, ci rimanda al pensiero di una violenza presente in ogni atto quotidiano e alla facilità con cui oggi le relazioni interpersonali sfociano in aggressività.
Low Relief II, 2004
Bartana combina frammenti di scene tratte da diverse manifestazioni a cui, sotto il controllo dei soldati, partecipano insieme dimostranti israeliani e palestinesi. Vi si alternano, in modo apparentemente casuale, gesti disinvolti e spontanei e azioni codificate. Le immagini sono trattate in modo da assumere l’aspetto e l’uniforme colorazione grigia dei bassorilievi. Il ritmo dell’azione è rallentato. Un basso rilievo in movimento. Una tecnica antica per raccontare una storia contemporanea che togliere la connotazione troppo specifica dell’evento e narra di storie di violenza tra gente comune e polizia che ognuno di noi vive nella propria città e quotidianità.
Profile, 2000
Sono giovani militari i protagonisti di Profile: soldatesse di leva allineate mentre provano i loro primi tiri di arma da fuoco. Lo sguardo di Bartana, altrettanto concentrato quanto quello delle soldatesse, inquadra primi piani: visi tesi, mani, dita pronte a premere il grilletto, cuffie insonorizzanti che riparano i timpani delle tiratrici dall’effetto sonoro del colpo e al contempo le isolano dal contesto. L’obiettivo non è visibile. Si notano invece la conformità delle divise verde caki e la diversità dei profili, il contrasto tra convenzioni condivise ed elementi contingenti, tra segni distintivi individuali e la tensione della prova collettiva fortemente codificata: una sorta di rito di passaggio a maggior ragione determinante in virtù del ruolo dei soldati di leva. Allo spettatore Bartana offre cuffie come quelle delle soldatesse affinché nulla lo distragga delle immagini; tutto contribuisce alla possibilità di identificarsi in questa esperienza collettiva intensa, ma raffreddata da ogni risvolto cruento.









• Project room: insieme alla personale di Bartana, la fondazione october prevede una project room dell’artista new yorkese Jordan Wolfson. Nasce a New york nel 1980, vive tra Berlino e New York. Ha esposto alla Tate Modern, alla Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art, New York, al Musée d'Art moderne de la Ville de Paris/ARC, Paris, GAMec di Bergamo e in molti altri spazi di rilievo internazionale.
La project room prevede un’installazione sonora all’esterno alla fondazione. Galleria di riferimento: T293 di Napoli e Galleria Johann König di Berlino